Benessere per la Terza Età e per i caregiver

Il sevizio di psicoterapia rivolto all’anziano mira a incrementare il benessere in Terza Età e dei caregiver che supportano l’anziano in difficoltà.

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Cosa dice la letteratura sull’importanza del benessere per la Terza Età e i caregiver

Al giorno d’oggi, dato il sempre maggiore invecchiamento della popolazione, assumono sempre più importanza sia il benessere in Terza Età sia il benessere dei caregiver che supportano l’anziano in difficoltà.

Terza Età

Le persone dai 65 anni in su, che convenzionalmente appartengono alla categoria “Terza Età”, sono soggette a un’aumentata vulnerabilità dal punto di vista biologico e psicosociale. Cambiamenti del ciclo di vita, lutti, diminuita efficienza in vari settori determinano spesso un decremento dell’autostima e della rete di supporto sociale con conseguente rischio di insorgenza di disturbi d’ansia e dell’umore con una prevalenza tra l’1% e il 35% (Djeners et al., 2006). L’associazione tra disturbi dell’umore e disturbi d’ansia in Terza Età tende inoltre a rendere più difficile la guarigione e a diminuire la velocità di risposta ai trattamenti farmacologici (Beekman et al., 2000; Lenze et al., 2000). Il concetto di benessere in Terza Età assume un valore fondamentale come predittore della salute degli over 65 soprattutto in una società che invecchia sempre di più. Il benessere psicologico, in particolare, sembra avere un importante ruolo protettivo in molti disturbi anche fisici della popolazione dai 65 anni in su.

Caregiver

Per quanto riguarda i  caregiver, cioè i familiari di persone malate di una patologia cronica e degenerativa (ad esempio demenza), è ampiamente dimostrato in letteratura come il carico assistenziale e il burden provochino nel caregiver stesso, spesso ultrassessantacinquenne, un forte stress e la sensazione di non riuscire a fare fronte alle richieste che il compito di cura comporta (Zarit, 1986). Interazioni sociali negative e una rete sociale limitata sono fattori determinanti l’insorgenza di una sintomatologia depressiva (Haley et al., 2003) mentre contribuiscono ad aumentare il senso di benessere e a diminuire il burden e i sintomi depressivi sia il sostegno sociale che la valutazione soggettiva di supporto (Coen et al., 1997). Per  migliorare le condizioni dei caregiver è pertanto utile intervenire in due direzioni: incentivare interventi che mirano a ridurre le restrizioni nel tempo personale e dare ai caregiver la possibilità di usufruire di interventi finalizzati ad affrontare il senso di fallimento e lo stress psicofisico, fornendo sostegno psicologico individuale. Gli interventi di sostegno dovrebbero essere strutturati in modo da non richiedere al caregiver un eccessivo investimento di tempo personale e di risorse psicofisiche, per evitare un aumento paradossale del carico soggettivo.

Se da un lato queste sono le necessità di tale fascia di popolazione dall’altro i servizi presenti sul territorio non sono sufficienti a rispondere in modo veloce e soddisfacente alle famiglie colpite.