Gruppi anti procrastinazione

Il corso anti procrastinazione si basa sul modello cognitivo comportamentale di cui utilizza interventi e tecniche per smettere di procrastinare.

Procrastinare: come smettere - Gruppi anti procrastinazione

Cosa dice la letteratura sulla procrastinazione

La letteratura attuale relativa trattamento della procrastinazione sostenuta da Dryden W. (2010), Knaus W.J (1993; 1998; 2010), Neeman M. (2008) riferisce come terapia efficace ed elettiva del procrastinare sia interventi psicologici psico-educativi sia, nei casi più gravi di procrastinazione cronica, la terapia cognitivo comportamentale.

Circa un quinto della popolazione adulta e metà della popolazione studentesca tende a procrastinare nella vita quotidiana. In modo particolare nell’intervento cognitivo comportamentale per la procrastinazione, come per ogni altro problema emotivo comportamentale, ciò che rende possibile un cambiamento è l’individuazione dei pensieri rigidi che sostengono la procrastinazione e la sostituzione con pensieri-credenze alternative più razionali.

Sono anche molto indicativi e preoccupanti i numeri che si riferiscono alla procrastinazione accademica (M. E. Ossebaard, H.A.Oost, S. Van den Hevuel and C.A., Ossembard (2006), Betul Tokera, Rasit Avcb (2015), Rozental A., Forsstrom, Nilsson, Rizzo A., Per Carlbrin.  Per tale ragione presso le università statunitensi sono state cercate delle soluzioni in ambito psicologico al servizio degli studenti per risolvere i disagi che stanno alla base del procrastinare. La maggior parte di questi interventi sono training psico-educativi in gruppo.

Qual è il significato di procrastinare

I gruppi anti procrastinazione si rivolgono a tutti coloro che hanno la tendenza a procrastinare, posticipare, temporeggiare,  rimandare, prendere tempo nell’agire, agire all’ultimo minuto o non agire affatto.

Nella vita di tutti i giorni può capitare di non essere puntuali a un appuntamento o di non riuscire a consegnare nei tempi stabiliti un lavoro, di rimandare un esame del corso di studi oppure un incontro che mette in difficoltà. Fino a quando possiamo enumerare questi avvenimenti come episodi occasionali  o saltuari, non possiamo ritenerci  dei veri ritardatari o dei procrastinatori.

Gli atteggiamenti di ritardo e di procrastinazione possono essere definiti come la tendenza a rispondere quotidianamente alle situazioni che si presentano con una dilatazione del tempo di risposta che gioca un ruolo essenziale nell’economia dei fatti. Viene anche definita “The Tomorrow syndrome”, la sindrome del domani, ovvero non fare oggi quello che puoi fare domani…

Dryden (2001) ha definito il procrastinare come “il rimandare a domani quello che è nel nostro interesse fare oggi” e ha riconosciuto tre importanti caratteristiche di questo atteggiamento:

  • un compito che è nel nostro interesse fare
  • uno spazio di tempo nel quale è importante per noi agire
  • il rimandare l’azione ad un altro momento.

Inoltre procrastinare implica una scelta di tempi che possono essere:

  • agire all’ultimo minuto
  • agire dopo la scadenza ultima
  • non agire affatto

Le aree individuate in cui avviene la procrastinazione sono quella del mantenimento personale (dalla salute alle condizione generali di vita e di lavoro), quella dello sviluppo delle proprie capacità (sviluppo degli interessi personali, studio, carriera) e quella del rispetto degli impegni con le altre persone, che fatichiamo a portare a termine.

Può accadere che l’ambito in cui tendiamo a procrastinare o a rimandare sempre sia sempre lo stesso oppure che sia diventata, in modo generico, una modalità di agire che mettiamo in atto nei vari settori della nostra vita.