Disturbo depressivo maggiore in età evolutiva

Disturbo depressivo maggiore in età evolutiva

Che cos’è il disturbo depressivo maggiore

Il disturbo depressivo maggiore è un disturbo dell’umore: chi presenta i sintomi della depressione maggiore prova frequenti e intensi stati di insoddisfazione e tristezza e tende a non provare piacere nelle comuni attività quotidiane. Le persone che soffrono di disturbo depressivo maggiore vivono in una condizione di frequente umore negativo, con pensieri negativi e pessimisti circa se stessi e il proprio futuro.

La diffusione del disturbo depressivo maggiore

I dati epidemiologici evidenziano che il disturbo depressivo maggiore è il disturbo psicologico più diffuso nel mondo. Uno studio della World Health Organization prevede che, entro il 2020 la depressione maggiore imporrà il secondo carico più grande sulla salute nel mondo tra tutti i disturbi.
Dagli studi scientifici emerge una maggiore diffusione nel sesso femminile: compare nel 25% delle donne e nel 12% degli uomini. Questa differenza sembra essere dovuta al fatto che le donne, rispetto agli uomini, hanno più frequentemente sentimenti di tristezza, sono più autocritiche e vengono maggiormente educate a essere dipendenti. Gli uomini, invece, sembrano reagire ai vissuti depressivi soprattutto con comportamenti disfunzionali quali, ad esempio, l’uso di alcol e di droghe.

In età evolutiva l’esordio può manifestarsi talvolta in età prescolare, in età scolare o nella maggior parte dei casi in adolescenza. Inoltre le femmine hanno tassi maggiori da 1,5 a 3 volte rispetto ai maschi con inizio nella prima adolescenza.

La diagnosi di disturbo depressivo maggiore

Affinché si possa parlare di disturbo depressivo maggiore cinque o più dei sintomi sottoelencati devono presentarsi durante un periodo di 2 settimane e rappresentare un cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento.

  • L’umore di chi soffre di disturbo depressivo maggiore è depresso per la maggior parte della giornata e quasi tutti i giorni, secondo quanto riportato dalla persona.
  • La persona che accusa un disturbo depressivo maggiore avverte una marcata diminuzione di interesse o piacere per quasi tutte le attività svolte
  • Perdita di peso non dovuta a dieta o un aumento di peso, oppure la diminuzione o l’aumento del senso di fame
  • Disturbi del sonno, insonnia o ipersonnia, protratti e continuativi
  • Agitazione o rallentamento psicomotori
  • Faticabilità e mancanza di energia
  • Sentimenti di svalutazione o di colpa eccessivi o ingiustificati
  • Ridotta capacità di pensare o concentrarsi su ogni attività e estrema indecisione in attività lavorative e extralavorative
  • Pensieri ricorrenti di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria o autolesiva

Il disturbo depressivo maggiore può manifestarsi con diversi livelli di gravità. Alcune persone presentano sintomi depressivi di bassa intensità, legati ad alcuni momenti di vita, mentre altre si sentono così depresse da non riuscire a svolgere le normali attività quotidiane. Le forme gravi sono caratterizzate da un numero più elevato di sintomi, una maggiore intensità e durata nel tempo della sintomatologia e una maggiore compromissione delle attività quotidiane.

E’ necessario un intervento clinico quando i sintomi del disturbo depressivo maggiore sono molto intensi, provocano una forte sofferenza, non sono giustificati da eventi quali un lutto o una separazione e durano da molto tempo (più di 6 mesi). Nella depressione clinica, inoltre, sono presenti autocritica, sensi di colpa, disperazione, mancanza di speranza verso il futuro, pessimismo eccessivo e pensieri di morte. Sentirsi molto tristi e privi di energia, avere sentimenti di vuoto, sentire di aver perso ogni interesse verso il mondo esterno dopo aver perso una persona cara (es. separazione, divorzio, lutto) è una reazione naturale, coerente con l’esperienza che stiamo vivendo e, nella maggior parte dei casi, transitoria. La depressione conseguente a una separazione o a un lutto, quindi, va trattata clinicamente se non si risolve spontaneamente in un arco di tempo che può andare dai 6 ai 12 mesi.

Può risultare difficile distinguere gli episodi di depressione maggiore con preminente umore irritabile dagli episodi maniacali con umore irritabile oppure dagli episodi misti, pertanto occorre un’approfondita valutazione dell’episodio.
Anche il disturbo depressivo o bipolare indotto da sostanza/farmaci può essere confuso con il disturbo depressivo maggiore. In questo caso occorre esaminare attentamente se l’umore depresso si manifesta soltanto nel contesto dell’astinenza da cocaina, ad esempio, o da altra sostanza.
Distraibilità e bassa tolleranza alla frustrazione possono sovrapporsi anche nel disturbo da deficit di attenzione e iperattività, occorre quindi essere cauti nel diagnosticare un episodio di depressione maggiore nei bambini/adolescenti che soffrono di questo disturbo.
Infine periodi di tristezza sono aspetti inerenti all’esperienza umana e sono fisiologici. Tali periodi non dovrebbero essere diagnosticati come episodio di depressione maggiore a meno che i criteri non siano soddisfatti per gravità, durata e disagio clinico.

I sintomi del disturbo depressivo maggiore

Sentirsi depressi significa vedere il mondo attraverso degli occhiali con delle lenti scure: tutto sembra più opaco e difficile da affrontare, anche alzarsi dal letto al mattino o fare una doccia. Molte persone depresse hanno la sensazione che gli altri non possano comprendere il proprio stato d’animo e che siano ottimisti inutilmente. Più specificamente, la il disturbo depressivo maggiore si manifesta attraverso sintomi di tipo fisico, emotivo, comportamentale e cognitivo.
I sintomi fisici più comuni sono la perdita di energie, il senso di fatica, i disturbi della concentrazione e della memoria, l’agitazione motoria ed il nervosismo, la perdita o l’aumento di peso, i disturbi del sonno, la mancanza di desiderio sessuale, i dolori fisici, il senso di nausea, l’eccessiva sudorazione, il senso di stordimento, l’accelerazione del battito cardiaco e le vampate di calore o i brividi di freddo.
Le emozioni tipiche provate da chi è depresso sono la tristezza, l’angoscia, la disperazione, il senso di colpa, il vuoto, la mancanza di speranza nel futuro, la perdita di interesse per qualsiasi attività, l’irritabilità e l’ansia.
Da ciò derivano i principali sintomi comportamentali, come la riduzione delle attività quotidiane, la difficoltà nel prendere decisioni e nel risolvere i problemi, l’evitamento delle persone e l’isolamento sociale, i comportamenti passivi, la riduzione dell’attività sessuale e i tentativi di suicidio.

Le persone che soffrono di disturbo depressivo maggiore, inoltre, presentano un modo di pensare estremamente disilluso, pensieri spontanei negativi su se stessi, sul mondo e sul futuro. Chi attraversa un periodo di depressione fa riferimento a dei “doveri” che sente di dover assolvere per rispettare i propri valori (es. “Non posso sbagliare mai”, “Se non piaccio a qualcuno, non posso essere amato”, “Se fallisco in qualcosa vuol dire che sono un fallito”, “Se ho un problema da parecchio tempo significa che non potrò mai risolverlo”, “Non posso essere debole”).

La persona depressa generalmente presenta aspettative irrealistiche: ha degli standard eccessivamente elevati sia nei confronti di se stesso che degli altri. Crede, ad esempio, che fare errori sia assolutamente vietato, che non si possano avere conflitti e che bisogna essere sempre di buon umore. Altri invece ritengono di non meritare nulla e accettano tutto quello che viene offerto loro senza ricercare qualcosa di migliore.
I pensieri spontanei che passano per la mente delle persone depresse, infine, generalmente rispecchiano la visione negativa che queste persone hanno di sé, del mondo e del futuro (pensieri automatici negativi).

Il disturbo depressivo maggiore può avere importanti ripercussioni sulla vita di tutti i giorni. L’attività scolastica o lavorativa della persona può risentirne in quantità e qualità, soprattutto a causa dei problemi di concentrazione e di memoria tipicamente presenti. Questo disturbo, inoltre, porta al ritiro sociale, che, col passare del tempo può condurre a problemi di tipo relazionale con partner, figli, amici e colleghi.

Le cause del disturbo depressivo maggiore

Le cause che portano alla depressione sono ancora oggi poco chiare. Inizialmente vi erano due correnti opposte di pensiero, una che attribuiva maggiore importanza alle cause biologiche e genetiche, l’altra a quelle ambientali e psicologiche. Oggi i dati disponibili suggeriscono che la depressione sia una combinazione multifattoriale di elementi genetici, biologici, ambientali e psicologici.

Per quanto riguarda le cause biologiche, si pensa che non sia possibile stabilire una relazione diretta tra la qualità dell’umore e uno specifico neurotrasmettitore, tuttavia vari studi effettuati hanno confermato che eventi stressanti, soprattutto se prolungati, sono in grado di ridurre il tasso di alcuni neurotrasmettitori, come la serotonina e la noradrenalina, e di iperattivare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene con conseguente aumento del cortisolo nel sangue.

Tra gli altri fattori che possono influenzare lo sviluppo di un quadro depressivo ci sono quelli ambientali: l’educazione ricevuta, gli eventi vissuti all’interno della famiglia e quelli vissuti fuori della famiglia (come esperienze scolastiche e con gli amici). In particolare, sembra che alcune esperienze precoci negative (perdite importanti, mancanza di relazioni sociali, insoddisfazione generalizzata verso la propria vita) possano facilitare lo sviluppo di una vulnerabilità alla depressione e sansazioni di mancanza di speranza verso il futuro.

Le cause elencate, tuttavia, non costituiscono dei fattori che necessariamente provocano un disturbo depressivo maggiore. Come sottolineato in precedenza nell’insorgenza del quadro depressivo, infatti, riveste un ruolo cruciale il modo in cui la persona interpreta gli eventi e mobilita le risorse per far fronte a essi (fattori psicologici).

I costrutti correlati al disturbo depressivo maggiore

Esistono comportamenti tipici di chi soffre di disturbo depressivo maggiore che favoriscono lo sviluppo di circoli viziosi e che, dunque, mantengono nel tempo l’umore depresso. Alcune persone depresse, ad esempio, sperimentando molta fatica nell’affrontare le incombenze quotidiane, iniziano a rimandarle e a sentirsi maggiormente incapaci e fallite.

Dal punto di vista cognitivo, si riscontra spesso nel disturbo depressivo maggiore l’utilizzo della ruminazione, ovvero il continuo e ripetitivo interrogarsi sulle cause e sulle conseguenze del propri problemi e delle proprie difficoltà, con un focus specifico sugli eventi del passato. Gli studi hanno dimostrato che la ruminazione svolge un ruolo di primaria importanza nel mantenimento della depressione poiché impedisce di guardare al futuro e di sviluppare strategie per affrontare i problemi e le difficoltà.

Un altro comportamento spesso attuato in periodi di depressione è la tendenza al ritiro, alla riduzione o all’evitamento dei contatti sociali, delle normali attività quotidiane e dei compiti. Si basa sull’idea di non essere capaci, che sia complicato o faticoso o che non porterà nessun beneficio. Questa tendenza all’evitamento/isolamento contribuisce a mantenere l’umore depresso, non permettendo alla persona di sperimentare brevi stati mentali positivi né di vivere esperienze piacevoli e gratificanti.

L’autovalutazione negativa consiste nella tendenza a denigrarsi e a svalutarsi, sentirsi inadeguato, indegno o sfortunato anche di fronte a piccoli errori o difficoltà che appartengono alla viti di tutti i giorni. Anch’essa ha un ruolo cruciale come fattore di mantenimento della sintomatologia depressiva.
Infine, si riscontra frequentemente la tendenza a fare previsioni negative sul mondo e sul futuro, a sminuirsi costantemente e a mantenere l’attenzione solo sugli aspetti che mancano per essere felici o soddisfatti.

Il trattamento del disturbo depressivo maggiore

Negli ultimi anni sono stati individuati diversi tipi di trattamenti per la cura della depressione. Dagli studi scientifici emerge che attualmente le cure più efficaci per il disturbo depressivo maggiore sono il trattamento farmacologico abbinato alla psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Il trattamento farmacologico del disturbo depressivo maggiore si rivela cruciale soprattutto nei casi in cui il disturbo si presenti in forma grave. I farmaci antidepressivi di nuova generazione agiscono mediante l’inibizione della ricaptazione della serotonina e la loro azione comincia in genere 2-3 settimane dopo l’inizio della cura. In alcuni casi possono presentarsi degli effetti collaterali, alcuni dei quali possono diminuire nel corso del trattamento.

La psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale rappresenta la soluzione più efficace per affrontare e superare il disturbo depressivo maggiore, in modo definitivo (Fonte: National Institute for Health and Clinical Excelence, NICE, 2011).
Secondo l’approccio cognitivista, i pensieri e le convinzioni negative su di sé, sul mondo e sul futuro hanno un ruolo chiave nell’esordio e nel mantenimento della depressione. Nella cura di questo disturbo, dunque, la terapia cognitivo-comportamentale si focalizza soprattutto sui modi in cui il soggetto interpreta gli eventi che accadono, vi reagisce e valuta sé stesso. Il terapeuta cognitivista si propone di aiutare il paziente a identificare e modificare i pensieri e le convinzioni negative che ha su se stesso, sul mondo e sul futuro, ricorrendo a specifiche tecniche cognitivo-comportamentali. Il cambiamento nel modo di pensare porterà a una regolazione del tono dell’umore e a modificazioni dei sintomi, che a loro volta influiranno positivamente sui pensieri. Parallelamente a ciò si inserisce l’intervento terapeutico rispetto al comportamento quotidiano del paziente, attuando in maniera graduale specifici cambiamenti e procedendo in direzione inversa rispetto alla tendenza all’inattività e all’isolamento sociale indotta dal disturbo.
Negli ultimi anni numerose ricerche hanno inoltre evidenziato l’efficacia della Terapia Metacognitiva, in forma individuale o di gruppo. Il modello della Terapia Metacognitiva mira a discutere le credenze che sostengono stili di pensiero maladattivi, come la ruminazione, interrompendo il circolo vizioso di mantenimento della sintomatologia depressiva.

Disturbo depressivo maggiore in età evolutiva, le sedi a cui rivolgersi

Studi Cognitivi Bolzano

Bolzano

Via Macello, 65 - 39100 Bolzano (Bz)
Tel 0471 975087
Fax 0471 975197
bolzano@ptcr.it
Studi Cognitivi Firenze

Firenze

Via delle Porte Nuove, 10 50144 Firenze
Tel/Fax 055 3245357
info@scuolacognitivafirenze.it
Studi Cognitivi Mestre

Mestre

Via Mestrina, 6 Scala C - 30172 Mestre (Venezia)
Tel 041 8020936
mestre@ptcr.it
Studi Cognitivi Milano

Milano

Foro Bonaparte, 57- 20121 Milano
02 4150998
02 87238216
info@studicognitivi.net
Studi Cognitivi Milano PTCR

Milano PTCR

Foro Buonaparte, 57 20121 Milano
Tel 02 4150998 – Fax 02 87238216
info@ptcr.it
Studi Cognitivi Modena

Modena

Via Scaglia Est, 15 - 41126 Modena
Via Pietro Giardini, 472 – Scala L - 41100 Modena
Tel. 059 2928080
Fax 059 2923987
modena@studicognitivi.net
Studi Cognitivi San Benedetto del Tronto

San Benedetto del Tronto

Viale Secondo Moretti, 44 63074 S. Benedetto del Tronto
Tel 0735 587194 – Fax 0735 575140
sanbenedettodeltronto@studicognitivi.net

Disturbo depressivo maggiore in età evolutiva, i centri clinici affiliati a cui rivolgersi

Disturbo depressivo maggiore in età evolutiva, le tecniche e le terapie utilizzate: